
Usanze e tradizioni: Detti e proverbi
Ancora oggi, specialmente nelle zone più rurali, parlando con persone di una
certa età, la risposta o i consigli che si ricevono non saranno mai
diretti. Essi vengono elargiti sotto forma di strofette e proverbi che racchiudono tutta
una saggezza popolare.
A cunfidenza è 'a mamma d' 'a mala creanza.
La confidenza è la madre della maleducazione. Ecco un invito a portare rispetto a persone che
si conoscono poco, ma anche per tenere a distanza persone
interessate che 'se vonn' allarga', o più classicamente Pigliarse 'o rito cu tutt''a mano, ovvero chi tenta di ottenere più di
quanto gli sia stato offerto o concesso. Alcuni di questi proverbi
hanno fatto scuola. Chello che se 'mpara 'a giovane, nun se
scorda 'a vecchio. E' un incitamento allo
studio, non solo con un riferimento alla cultura personale, ma
soprattutto per un vantaggio economico che ovviamente si apprezzerà
in vecchiaia, ed anche perché come Dicette ‘o prevete â
badessa: Senza denare nun se cantano messe!
il cui assunto indica che nella vita nulla viene fatto
gratuitamente, ma ogni cosa, persino lo più sacra, ha un suo prezzo. E giustamente 'E denare s'abbuscano cu 'a spogna e se ne vanno a catinelle,
i soldi si guadagnano con la spugna e si disperdono a secchiate.
Chi saglie e scenne 'e scale d'avvocat', tiempo nun passa e se trov' arruvinat'. E' un
invito a star lontani da cause ed avvocati, ma se proprio abbiamo
subito un torto e desideriamo Fà
cacà l’uva, l’aceno e ‘o streppone ci rivolgiamo ad uno studio
legale, con l'ammonizione che
All'avvocat' s'à dda dicere 'a verità, po' sap'isso comme ll'à dda 'mbruglià.
'A carcioffola s'ammonna fronna a ffronna, bell'invito per portar pazienza, o la più famosa filastrocca Ricett' o pappec' vicin'
a noce, ramm' tiemp ca t' spurtòs!
Ironica la frase rivolta a chi si mostri molto distratto Tu nun te scuorde 'a capa, sulo pecché 'a tiene azzeccat' ncopp 'o cuollo...Ad litteram: tu non
dimentichi la testa, per il solo fatto di tenerla incollata al
collo.
Tra amici si raccontano fatti e vanterie, ma qualora qualcuno esagera gli si rinfaccia All' anema d''a palla!
E cioè che grossa sciocchezza!
L'espressione per additare un pettegolo è ‘nu voccapierto ‘e san
Giuanne. Il riferimento va alla statua di San Giovanni con gli occhi rivolti al cielo e la bocca aperta.
Ed ecco che l'improvviso apparire di qualcuno di cui si stesse
parlando Annuommen 'o diavulo e spunten 'e ccorne.
Putrusino rint' a ogni menestra.Espressione con la quale si
bolla un comportamento fastidioso ed intrigante. 'O putrusino è il prezzemolo, presente
nella maggior parte delle salse o minestre della nostra cucina.
Secondo questo proverbio
Fattélla cu chi è mmeglio 'e te e fance 'e spese,
le amicizie vanno scelte nell'ambito di persone che siano migliori di se stessi, soprattutto
dal punto di vista morale... e bisogna coltivare questo tipo di
amicizia anche se ciò comporta di Mett' man a sacc.
Darse 'nu pizzeco 'ncopp' a' panza far buon viso a cattivo giuoco. E stai attento che
Quanno quacche amico te vene a truvà, quacche cazzo le mancarà. Quando qualche amico ti viene a visitare, qualcosa gli manca e la
vuole da te. E bisogna star attenti a che Scarte fruscio e piglie primera.Cader dalla padella nella
brace. Ed ancora a parlare di amici o conoscenti Quanno siente 'o llatino da 'e fesse, è ssigno
'e mal' annata! Letteralmente quando senti gli sciocchi parlare latino, è segno di un cattivo periodo.
Guàllera cu ‘e filosce è una locuzione offensiva con la quale si suole bollare chi,
menefreghista di natura, proceda lentamente mostrandosi tardo e
pigro nell’operare come se fosse affetto da una greve ernia.
Letteralmente dovrebbe significare "ernia con la frittatina".
La filoscia è un involtino di frittata con l'aggiunta di alcuni
pezzi di formaggio tale da renderla, appunto, filante.
Queste me le hanno insegnate due arzilli vecchietti. Carcioffola, carcioffola mia bbella, me piacive quann'ire zetella..., mo ca he fatto 'e pile, te
saluto carcioffola mia.
La filastrocca ha una doppia valenza: nella prima ci si riferisce proprio al prodotto dell'orto,
preferibile quando è cucinato allorché è ancora piccolo e tenero.
Per traslato la filastrocca fa riferimento (sotto il nome di
carciofo) alla donna, volendo significare che la donna è appetibile
e piacente quando è ancora giovane (quasi implume), mentre non lo è
più, quando ha messo su peli veri e/o metaforici rendendosi perciò
sgradevole.
Ll'uocchie so' ffatte pe
guardà, ma 'e mmane pe tuccà.
Gli occhi sono fatti per
guardare, ma le mani per toccare. Con questo proverbio, sogliono
difendere (quasi a mo' di giustificazione) il proprio operato,
quelli che - giovani o vecchi che siano - sogliono azzardare
palpeggiamenti delle rotondità femminili. Oggi come non mai, è
meglio non arrischiarsi a metterlo in pratica.
Mannaggia 'o pataturco,
accidenti al
padre dei turchi. E' un'imprecazione usata eufemisticamente in luogo
di altra che viene evitata perché gravissima bestemmia.
Stà sempe cu 'a scuppetta 'mman.
Star sempre con il fucile in mano e lo faccia non per difendersi, ma proditoriamente
per offendere. Detto con riferimento all'atteggiamento borioso e
fastidioso di chi è sempre pronto a redarguire un inferiore, sempre
pronto a condannarlo, riprendere, molestandolo etc.
Arriciette
‘e fierre e ghiammuncenn'.
Ad litteram: raccogli i
ferri del mestiere ed andiamocene. Locuzione usata a mo’ di
perentorio comando dagli artieri e rivolta al proprio garzone
affinché raccolga i ferri usati per svolgere il lavoro, e ci
si possa allontanare dal luogo, ove si è lavorato, per far ritorno
alla bottega. Modernamente la locuzione è usata all’incirca
quando si voglia sollecitare un importuno a lasciarci liberandoci
della sua sgradita presenza anche se in luogo dell'esortativo ghiammuncenno (andiamocene) è usato il perentorio vatténn'!
(vattene).
Cu 'nu sì te 'mpicce
e cu 'nu no te spicce.
Letteralmente: dicendo di sì
ti impicci, dicendo no ti sbrighi. La locuzione contiene il
consiglio, desunto dalla esperienza, di non acconsentire sempre,
perché chi acconsente, spesso poi si trova nei pasticci... molto
meglio, dunque, è il rifiutare, che può evitare fastidi prossimi o
remoti. Ma è anche un avvertimento a star lontano dal matrimonio, ma
si sa Quanno dduje
se vònno, ciento nun ce pònno...
Quando due si vogliono, cento non possono contrastarli... Cioè: E'
inutile opporsi all'amore di due persone che si amano
Quanno ‘a caurara volle mena subbeto ‘e maccarune.
Quando la pentola bolle, cala subito i maccheroni. Il proverbio ha
anche un significato furbesco ed in tale connotazione significa:
quando una donna avverte i primi bollori, occorre darle subito
marito che la soddisfi e la calmi. Ma
se
Vuo' campà libbero e beato:
meglio sulo ca male accumpagnato.
Ad litteram, vuoi vivere libero e beato: meglio solo che male accompagnato Il proverbio
traduce l'adagio latino: beata solitudo, oh sola beatitudo.
Ricorda che 'A
femmena tann' è bbella quanno tène 'o ppane dint' a spurtella.
La donna allora è bella
quando ha il pane nel cestino, ovvero quando è provvista di una
buona dote.
E tieni presente che
Femmene, ciucce e crape, ten'n tutte a stess' capa.
Donne, asini e capre hanno
tutti la stessa testa. Si
'o dicesse 'a mòda, 'e ffemmene jess'r cu 'o culo 'a fora...
Letteralmente: se lo
dettasse la moda, le donne andrebbero col sedere scoperto. Ma al di
là del significato letterale la locuzione viene usata quando
si vogliono sottolineare taluni comportamenti. Che agiscono non
secondo logica o raziocinio, ma seguendo il vento del momento o la
moda imposta dall'alto.
'E fatte d' 'a tiana 'e
ssape 'a cucchiara.
Letteralmente i fatti della
pentola li conosce il mestolo. La locuzione sta a significare che
solo gli intimi possono essere a conoscenza dell'esatto svolgimento
di una faccenda intercorsa tra due o più persone e solo agli intimi
di costoro ci si deve rivolgere se si vogliono notizie certe e
circostanziate. La locuzione è anche usata da chi non voglia
riferire ad altri notizie di cui sia a conoscenza.
'A gallina fa ll'uovo e
a 'o gallo ll'abbruscia 'o mazzo.
Letteralmente la gallina fa l'uovo e al gallo brucia l'ano. Uno lavora e un altro si
lamenta della fatica che non ha fatto. La locuzione è usata quando
si voglia redarguire qualcuno che si sia vestito della pelle
dell'orso catturato da altri, o che si voglia convincere qualcuno a
non lamentarsi per fatiche che non ha compiute, e di cui invece fa
le viste di portare il peso.
Fà 'e ccose a capa 'e 'mbrello.
Agire a testa (manico) di ombrello. Il manico di ombrello è usato eufemisticamente in luogo di
ben altre teste. La locuzione significa che si agisce con
deplorevole pressappochismo, disordinatamente, grossolanamente.
Frijere ‘o pesce cu ll’acqua.
Friggere il pesce con l’acqua; locuzione usata per significare situazioni di digenza
tali da non potersi permettere l’uso dell’olio per
friggere il pesce e doversi accontentare dell’acqua con risultati miseri, non essendo
chiaramente l’acqua l’elemento adatto alla frittura; per traslato la
locuzione è usata per significare qualsiasi situazione in cui predomini l’indigenza se non l’inopia più marcata.
Fà ‘na bbotta, ddoje fucecchie. Ad litteram: con un sol colpo, due centri. Conseguire un grosso risultato
con il minimo impegno. Non so bene cosa siano le fucecchie, probabilmente il nome è stato distorto. Penso si riferisca a qualche
tipo di uccello.
Questa non è altro che una piccola selezione di antichi detti. Molti
di essi sono ancor oggi di uso comune. Abbiamo tralasciato molte
cose, con la speranza di poter ben presto approfondire il lavoro.