
La spedizione di Sapri
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Nel 1850 apparve sulla scena politica italiana, o meglio, del regno sabaudo Camillo Benso Conte di Cavour. Costui apportava una nuova filosofia in politica estera, avendo capito che per qualsiasi operazione contro l'Austria, il regno di Piemonte avrebbe necessariamente avuto bisogno dell'alleanza con altri stati. Secondo lui la libertà e l'indipendenza della penisola potevano essere raggiunte gradualmente, con lo sforzo politico e militare dello Stato piemontese, e con l'aiuto delle potenze interessate ad indebolire l'egemonia austriaca nel nostro paese: la Francia e l'Inghilterra. A tale scopo ottenne l'autorizzazione a spedire un contingente di soldati in Crimea, al fianco dei reparti anglo-francesi, in una guerra scoppiata tra questi due paesi contro la Russia. Al successivo congresso di Parigi, dove molte nazioni decisero il nuovo assetto europeo, il Cavour partecipò come rappresentante di un paese vincitore, e ne approfittò per far cadere la discussione sulla questione italiana, lamentando la presenza minacciosa di truppe austriache non solo nel Lombardo Veneto ma anche nei Ducati e nello Stato Pontificio, ed anche i barbari sistemi polizieschi con cui il re di Napoli teneva oppresso il suo popolo. L'Austria si trovò del tutto isolata, in stato d'accusa e imbarazzata a difendersi. La vittoria diplomatica del Cavour, a Torino, trovò ampi consensi e ottenne l'approvazione unanime dell'assemblea.Da questo momento il regno sabaudo apparve a molti l'unica forza capace di condurre all'unità la penisola. Solo il Mazzini coi suoi seguaci si oppose a questa politica, per nulla disposti a rinunciare agli ideali repubblicani e sostenendo che il popolo fosse capace di essere l'artefice della propria indipendenza. |
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Per affermare di essere alla guida del movimento nazionale, che stava finendo in mano al Cavour, il partito mazziniano operò l'ultimo grande tentativo: la spedizione di Sapri, diretta a far sollevare il popolo dell'Italia meridionale contro il regime borbonico. Il 25 giugno 1857, Carlo Pisacane con 24 compagni si imbarcò sul piroscafo "Cagliari" che dirottarono a Ponza ove liberarono i detenuti rinchiusi in quel penitenziario. Molti degli uomini liberati si unirono a loro e il manipolo ingrossato di oltre 300 uomini prese terra a Sapri, la sera del 28 giugno. A questo punto sarebbe dovuto scattare un piano che prevedeva
l'insurrezione a Napoli di un altro gruppo di cospiratori,
ma nessuno si mosse, per cui fu facile per le autorità prendere le necessarie
disposizioni repressive contro i trecento di Sapri. Le popolazioni
locali, non solo non si unirono al gruppo ribelle, ma addirittura lo accolsero con ostilità,
ingannate dalla propaganda borbonica che aveva annunciato, subito dopo l'assalto di Ponza,
lo sbarco di una banda di galeotti evasi, pronti ad uccidere e a
saccheggiare. Così isolati, gli uomini di Pisacane vennero facilmente battuti
in due scontri dalle guardie borboniche, alla fine del secondo
combattimento, il Pisacane stesso, rimasto ferito, si uccise.
L'impressione destata dai fatti di Sapri fu enorme; tutti ammirarono l'eroismo di Pisacane, ma la maggioranza vide nella sua sconfitta la prova che la via delle cospirazioni e delle insurrezioni non era praticabile e che l'unica speranza restava affidata alle forze del re di Sardegna e alle capacità diplomatiche del suo primo ministro. Per intraprendere la guerra contro l'Austria, Cavour aveva bisogno dell'aiuto francese o inglese. Poiché l'Inghilterra non era propensa ad una guerra contro l'Austria, le speranze dello statista si rivolsero verso Napoleone III che era esitante. La sera del 14 gennaio 1958 a Parigi, mentre Napoleone III e sua moglie si recavano a teatro, tre bombe furono lanciate contro la carrozza imperiale. I sovrani restarono incolumi ma si ebbero vittime tra la scorta ed il pubblico. Gli attentatori furono arrestati, erano italiani appartenenti all'organizzazione mazziniana ma operanti a sua completa insaputa. Tra di essi spicca Felice Orsini, che era convinto che l'imperatore fosse il maggior ostacolo alla rivoluzione in tutta l'Europa. L'attentato suscito grande scalpore e si temette un riaccostamento da parte dell'imperatore con l'Austria. Ma le cose andarono diversamente: Felice Orsini, mentre si svolgeva il processo scrisse una lettera a Napoleone con la quale non gli chiedeva la grazia per sé, ma lo pregava di far qualcosa per la libertà e l'indipendenza della sua patria "...finché l'Italia non sarà indipendente, la tranquillità dell'Europa e quella di Vostra Maestà saranno solo una chimera. Vostra Maestà ascolti il desiderio supremo di un patriota che sta per salire sul patibolo:liberi la mia patria e le benedizioni di 25 milioni di cittadini la seguiranno nella posterità". Cavour sfrutto l'occasione per strappare all'imperatore un accordo secondo il quale il Piemonte avrebbe dovuto provocare l'Austria a dichiarargli guerra e solo in questo caso (se fosse stata l'Austria ad attaccare) la Francia sarebbe intervenuta. A cementare l'alleanza, il principe Napoleone, cugino dell'imperatore avrebbe sposato una figlia di Vittorio Emanuele II. |
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