
La nascita dell'Impero Romano
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I Sanniti costituivano una rude e forte gente di pastori e di contadini abitanti le montagne ; non formavano uno stato, ma le loro tribù erano riunite in una federazione. Gruppi di loro connazionali da tempo erano scesi nella pianura campana, eliminandone gli Etruschi e in qualche caso anche i Greci, a questi Sanniti della Campania si dava anche il nome di Osci. I rapporti tra i Sanniti della Campania e quelli dellAbruzzo non erano buoni, cosicchè lo scoppio di un conflitto fra loro offrì a Roma loccasione di un intervento dal quale ebbe origine la prima delle tre guerre sannitiche che spaziarono in un arco di oltre 50 anni. Consolidato il suo potere in Italia, Roma cominciò a guardare alla Sicilia e alla Sardegna per dominare il Mediterraneo. Ma le isole erano sotto il dominio di Cartagine. La guerra fu perciò inevitabile. I romani ottennero molti successi ma non potevano sperare di vincere la guerra finché non fossero riusciti a dominare il mare. Allestirono una flotta con navi dotate di un particolare ponte a uncino che permetteva labbordaggio. Con questo sistema il console Caio Duilio sconfiggeva i Cartaginesi e terminava la prima guerra punica. Nel 221 a.c. il comando supremo delle forze cartaginesi passa ad Annibale che mostra subito le sue intenzioni di voler provocare la guerra snobbando i moniti del senato romano di limitarsi alla conquista della Spagna. Il grande generale dimostra di essere un grande
condottiero ed un abile stratega eludendo i tentativi di intercettamento e larresto
della marcia verso Roma da Cornelio Scipione e sconfiggendo gli eserciti romani prima sul
Ticino
e poi sul Trebbia. Ma contrariamente a quanto molti si aspettavano,
Annibale non marciò su Roma ma le passò accanto procedendo verso lItalia
meridionale.
Il suo piano era quello di prendere contatti con i Greci e i Sanniti ed
invitarli ad insorgere contro i Romani. A questo punto il senato, stanco di temporeggiare
decide di scendere in campo aperto. In Puglia, presso Canne, otto legioni
romane si scontrano con Annibale in una battaglia memorabile: con una
manovra geniale i cartaginesi le strinsero in una morsa mortale e sul campo persero la
vita i 4/5 delle forze romane. Le perdite di Annibale furono trascurabili, ma si capì
anche che era impossibile tentare di raggiungere una vittoria definitiva ed evitò ancora
una volta di assalire la città nemica. Daltro canto, negli anni
successivi i romani condussero una guerra di logoramento, forti del fatto
di essere sulla loro terra e di avere il controllo del mare. Quando i romani si sentirono
pronti decisero di sfidare Cartagine sul suo stesso territorio. Affidarono
il comando delle loro forze a Publio Cornelio Scipione che si alleò col re di Numidia Questi accorse, ma a Zama venne battuto dalle forze di Scipione e la città fu costretta alla resa. Roma diventava signora incontrastata e sostituiva Cartagine come massima potenza commerciale e marittima. A seguito dell'umiliante sconfitta di Canne nel 216 a.c. da parte
di Roma, alcune popoli italici ne approfittarono per insorgere contro il dispotismo
romano. Primis tra questi, i Picentini che si affiancarono ad Annibale
nella sua discesa in Italia ma dopo la battaglia di Zama nel 202 a.c., anche se la tradizione vuole che gli ultimi guerrieri del Sannio si
siano asserragliati sulla montagna più impervia della loro terra, (quella cima è passata alla storia come il MONS MILITUM, “il monte dei soldati”; oggi è il Monte Miletto) e siano stati sconfitti dalla fame e dal
clima più che dalla forza delle armi, resta di fatto che la fiorente Picenzia
ed altre 400 città, furono praticamente rase al suolo
dall'ira imperiale, saccheggiati i borghi, devastati i campi, dispersi i
cittadini sulle alture in vista di Salerno,che divennero così per Roma l’AGER PICENTINUS ove vivono in piccoli borghi. Questo modo di
regolarsi
dei romani rispondeva in pieno al loro principio pratico: Olevano occupato dai
romani restò sempre ad essi fedele, sia durante le guerre puniche che
sociali. Per questo Roma, relegò ad Olevano alcuni dei suoi acerrimi nemici
che furono dispersi sulle colline, ove si sono formate numerose borgate:
Monticelli, Ariano, Salitto, Valle, Busolino, Porta, Castagneto. |
L’Italia antica conobbe vicende simili alla
Grecia antica: proprio mentre le lotte fraticide fra le città-stato
portano il mondo greco alla disgregazione, in Italia si
verifica un fatto opposto: la penisola italiana và unificandosi
politicamente sotto il governo di Roma. Per capire le
vicende di questa unificazione è necessario considerare che un’ondata di
popoli indoeuropei assai più
evoluti nell’armamento e negli utensili, si riversò nella
penisola riuscendo a superare la resistenza degli uomini delle
palafitte. Dalla mescolanza coi vecchi abitanti nacque una popolazione
nuova, quella degli Italici che si divise in tre
gruppi: Latini, Umbri e Sanniti
che parlavano dialetti diversi della medesima lingua. Gli Umbri
occuparono l’Italia settentrionale, i Latini la valle
del Tevere e i
Sanniti l’interno delle regioni meridionali. Gli Etruschi
si stanziarono nella costa tirrenica mentre nell’Italia meridionale
venne costituita la Magna Grecia.
Massinissa e mise Cartagine così a malpartito che essa invocò il ritorno di
Annibale.