La nascita dell'Impero Romano

 L’Italia antica conobbe vicende simili alla Grecia antica: proprio mentre le lotte fraticide fra le città-stato portano il mondo greco alla disgregazione, in Italia si verifica un fatto opposto: la penisola italiana và unificandosi politicamente sotto il governo di Roma. Per capire le vicende di questa unificazione è necessario considerare che un’ondata di popoli indoeuropei assai più evoluti nell’armamento e negli utensili, si riversò nella penisola riuscendo a superare la resistenza degli uomini delle palafitte. Dalla mescolanza coi vecchi abitanti nacque una popolazione nuova, quella degli Italici che si divise in tre gruppi: Latini, Umbri e Sanniti che parlavano dialetti diversi della medesima lingua. Gli Umbri occuparono l’Italia settentrionale, i Latini la valle del Tevere e i Sanniti l’interno delle regioni meridionali. Gli Etruschi si stanziarono nella costa tirrenica mentre nell’Italia meridionale venne costituita la Magna Grecia.

I Sanniti costituivano una rude e forte gente di pastori e di contadini abitanti le montagne ; non formavano uno stato, ma le loro tribù erano riunite in una federazione. Gruppi di loro connazionali da tempo erano scesi nella pianura campana, eliminandone gli Etruschi e in qualche caso anche i Greci, a questi Sanniti della Campania si dava anche il nome di Osci.

I rapporti tra i Sanniti della Campania e quelli dell’Abruzzo non erano buoni, cosicchè lo scoppio di un conflitto fra loro offrì a Roma l’occasione di un intervento dal quale ebbe origine la prima delle tre guerre sannitiche che spaziarono in un arco di oltre 50 anni.

Consolidato il suo potere in Italia, Roma cominciò a guardare alla Sicilia e alla Sardegna per dominare il Mediterraneo. Ma le isole erano sotto il dominio di Cartagine. La guerra fu perciò inevitabile. I romani ottennero molti successi ma non potevano sperare di vincere la guerra finché non fossero riusciti a dominare il mare. Allestirono una flotta con navi dotate di un particolare ponte a uncino che permetteva l’abbordaggio. Con questo sistema il console Caio Duilio sconfiggeva i Cartaginesi e terminava la prima guerra punica.

Nel 221 a.c. il comando supremo delle forze cartaginesi passa ad Annibale che mostra subito le sue intenzioni di voler provocare la guerra snobbando i moniti del senato romano di limitarsi alla conquista della Spagna.

Il grande generale dimostra di essere un grande condottiero ed un abile stratega eludendo i tentativi di intercettamento e l’arresto della marcia verso Roma da Cornelio Scipione e sconfiggendo gli eserciti romani prima sul Ticino e poi sul Trebbia. Ma contrariamente a quanto molti si aspettavano, Annibale non marciò su Roma ma le passò accanto procedendo verso l’Italia meridionale. Il suo piano era quello di prendere contatti con i Greci e i Sanniti ed invitarli ad insorgere contro i Romani. A questo punto il senato, stanco di temporeggiare decide di scendere in campo aperto. In Puglia, presso Canne, otto legioni romane si scontrano con Annibale in una battaglia memorabile: con una manovra geniale i cartaginesi le strinsero in una morsa mortale e sul campo persero la vita i 4/5 delle forze romane. Le perdite di Annibale furono trascurabili, ma si capì anche che era impossibile tentare di raggiungere una vittoria definitiva ed evitò ancora una volta di assalire la città nemica. D’altro canto, negli anni successivi i romani condussero una guerra di logoramento, forti del fatto di essere sulla loro terra e di avere il controllo del mare. Quando i romani si sentirono pronti decisero di sfidare Cartagine sul suo stesso territorio. Affidarono il comando delle loro forze a Publio Cornelio Scipione che si alleò col re di Numidia Massinissa e mise Cartagine così a malpartito che essa invocò il ritorno di Annibale.

Questi accorse, ma a Zama venne battuto dalle forze di Scipione e la città fu costretta alla resa. Roma diventava signora incontrastata e sostituiva Cartagine come massima potenza commerciale e marittima.

A seguito dell'umiliante sconfitta di Canne nel 216 a.c. da parte di Roma, alcune popoli italici ne approfittarono per insorgere contro il dispotismo romano. Primis tra questi, i Picentini che si affiancarono ad Annibale nella sua discesa in Italia ma dopo la battaglia di Zama nel 202 a.c., anche se la tradizione vuole che gli ultimi guerrieri del Sannio si siano asserragliati sulla montagna più impervia della loro terra, (quella cima è passata alla storia come il MONS MILITUM, “il monte dei soldati”; oggi è il Monte Miletto) e siano stati sconfitti dalla fame e dal clima più che dalla forza delle armi, resta di fatto che la fiorente Picenzia ed altre 400 città, furono praticamente rase al suolo dall'ira imperiale, saccheggiati i borghi, devastati i campi, dispersi i cittadini sulle alture in vista di Salerno,che divennero così per Roma l’AGER PICENTINUS ove vivono in piccoli borghi. Questo modo di regolarsi dei romani rispondeva in pieno al loro principio pratico:
"Divide et Impera"
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Olevano occupato dai romani restò sempre ad essi fedele, sia durante le guerre puniche che sociali. Per questo Roma, relegò ad Olevano alcuni dei suoi acerrimi nemici che furono dispersi sulle colline, ove si sono formate numerose borgate: Monticelli, Ariano, Salitto, Valle, Busolino, Porta, Castagneto.
Configurazione simile si nota nei paesi limitrofi: Montecorvino Rovella e Pugliano, Giffoni VallePiana e SeiCasali.
I nuovi arrivati si adattarono alla vita sociale di Olevano, dedicandosi  soprattutto all'agricoltura in quanto la pastorizia essendo attività più libera era dai romani proibita. Furono creati distesi latifondi ed affidati alle famiglie gentilizie locali ove i relegati trovarono lavoro per la sopravvivenza.