L'impero di Roma: Da Cesare ad Augusto

Fra gli imperi più degni d’essere messi a confronto con Roma:

I Persiani in determinate circostanze riuscirono a conquistare grande potere ed autorità, ma ogniqualvolta osarono oltrepassare i confini dell’Asia, non solo rischiarono di perdere l’egemonia, ma misero in gioco la loro stessa esistenza.
Gli Spartani, dopo aver a lungo lottato contro i Greci, riuscirono a conquistarla ma a conservarla per soli 12 anni.
I Macedoni signoreggiavano sull’Europa, ma su una piccola parte di questo continente.

Benché possa sembrare che questi popoli abbiano conquistato vasti territori e grande potere, essi lasciarono tuttavia ad altri il predominio su gran parte della terra abitata. I Romani invece assoggettarono quasi tutta la terra conosciuta ed instaurarono una supremazia irresistibile per i contemporanei, insuperabile per i posteri.

Poiché lo Stato crebbe grazie alla laboriosità e alla giustizia, dopo che re potenti furono domati in guerra, genti bellicose e popoli di grande valore furono soggiogati con la forza, dopo che Cartagine, rivale dello stato romano fu distrutta, quando ormai tutti i mari e le terre erano aperti alla conquista di Roma la fortuna cominciò a cambiare e a buttare tutto sottosopra. Dapprima crebbe tra i cittadini la brama di denaro, poi di potere: fu questa l’origine di tutti i mali. L’avidità di ricchezze uccise la lealtà, l’onestà e le altre virtù: al loro posto subentrò la superbia, la crudeltà, a trascurare gli dei, a considerare tutto venale. Questi nuovi costumi si diffondevano lentamente, qualche volta, anche, venivano repressi, ma poi, dopo che il contagio si diffuse come una pestilenza, la città mutò radicalmente e lo Stato, da giustissimo e ottimo che era, divenne crudele e insopportabile. Era chiaro che per uscire da questo stato di cose bisognava abbandonare le istituzioni repubblicane ed affidarsi ad un uomo che ristabilisse la giustizia sociale: L’uomo in grado di fare ciò era Cesare.
In effetti, dopo aver sottomesso la Gallia la fama delle sue imprese era giunta a Roma suscitando entusiasmi e facendo di lui l’uomo più popolare del momento. Candidatosi alle elezioni consolari, evitò il tranello di Pompeo e di presentarsi come privato cittadino, marciò invece su Roma alla testa delle sue truppe. Pompeo, colto impreparato, trovò appena il tempo di rifugiarsi prima in Grecia e poi in Egitto, ove sperava di essere bene accolto dal re Tolomeo XIV, figlio di un sovrano da lui beneficato in precedenza. Ma costui, per ottenere le simpatie di Cesare, lo fece uccidere a tradimento. Quando Cesare lanciato all’inseguimento, giunse in Egitto, si vide consegnare la testa del rivale. Sdegnato da ciò, tolse il trono a Tolomeo XIV e lo assegnò alla sorella di lui Cleopatra.

L’assassinio di Cesare riaccende le guerre civili. I senatori non tenevano conto del fatto che Cesare lasciava un esercito che ora, devoto a lui, avrebbe fatto di tutto per vendicarne la morte, così come il popolino, conquistato dai doni che Cesare gli aveva elargito, si dimostrò subito ostile ai cospiratori.

Cesare nel suo testamento aveva indicato come suo successore il nipote Ottaviano. Costui condannò a morte tutti i nemici suoi e di Cesare, vittima illustre fu anche Cicerone che pagò con la vita le invettive delle Filippiche contro Antonio. Quindi dichiarò guerra all’Egitto dove trovò la morte la regina Cleopatra e l’amante di lei Antonio. La guerra terminò con la vittoria di Ottaviano che era adesso l’unico incontrastato signore dell’Occidente e dell’Oriente. Per sé volle il titolo di Augusto (e con questo nome passerà alla storia), parola che indicava la sua superiorità di fronte agli altri uomini. Dopo aver assicurato una nuova stabilità politica al governo romano, Ottaviano diede grande impulso alla cultura: alla sua corte fiorirono artisti famosi come Virgilio, Orazio, Properzio e nelle terre conquistate, i romani diedero il via ad un mostruoso progetto di monumentali costruzioni: templi, archi trionfali, teatri e soprattutto acquedotti.

Per due secoli circa l’impero godette di una pace duratura e con la nascita di Cristo fiorì una nuova religione: il cristianesimo, che dopo una lunga persecuzione verrà riconosciuto come culto solo nel 313 con "l’editto di tolleranza" emesso da Costantino.