I Piceni

“ Il mondo italico abbracciava buona parte della Penisola “ spiega Giovanni Colonna, professore di archeologia dell’università di Roma La Sapienza e responsabile della mostra sui Piceni.
A nord gli Umbri confinavano con gli Etruschi di Verucchio e di Spina.
A ovest il Tevere separava i Sabini dai Falisci e dall’Etruria.
Verso sud, successive espansioni hanno portato i Sanniti a occupare l’agro vesuviano, la Lucania e buona parte della Calabria.

Tra i problemi ancora aperti c’è quello del vero nome di queste genti.
Piceni”, ”Marsi”, ”Sanniti” sono appellativi utilizzati dagli autori di Roma. 
A nord c’erano i Pupun, che i Greci e i Romani hanno trasformato in Piceni.
A sud prendevano il loro posto i Sofin, che gli autori latini hanno chiamato Sabini e quelli greci Sanniti. Secondo i Romani, gli italici erano imparentati tra loro, e discendevano dai Sabini.

Stabone descrive l’usanza del ”ver sacrum”, la “primavera sacra” nelle quali i giovani nati in un determinato anno emigravano per formare una nuova colonna.
Ognuno di questi gruppi aveva un animale che fungeva da totem e che finiva per dare il nome alla tribù.
Cosi la migrazione guidata dal picus (picchio) diede origine ai Piceni.

“L’espansione degli Italici inizia dal santuario di Tiora Matiene, che alcuni studiosi hanno collocato a Tèora, nei pressi di Amiternum nell’Aquilano”.


 
Siamo nel cuore dell’Appennino e da lì è facile muoversi verso la valle del Tronto e il Piceno.
Gli Italici commerciarono a lungo con le genti dell’Appennino.
Nel V Secolo avanti Cristo i guerrieri del Sannio approfittarono dell’indebolimento degli Etruschi per dilagare nella fertile pianura della Campania.