
Olevano tra l'800 e il '900
Col
ritorno dei Borboni si pensò che tutte le innovazioni portate
dai francesi fossero abolite. Ma il re di Napoli, anche se non farà
nessuno sforzo per portare a termine l_opera di innovamento iniziata non
abolirà le nuove strutture amministrative; d_altronde faceva comodo anche al
sovrano,
che le amministrazioni locali avessero ridotto di molto il potere degli antichi signori.
Ogni Comune è gestito dal Decurionato che a sua volta, in proporzione degli abitanti avrà i suoi rappresentanti. Nel 1816 il Decurionato Olevanese è composto da 10 membri, presieduti dal Sindaco. Essi sono scelti dal popolo nella lista degli eleggibili alle cariche comunali, distrettuali e provinciali. Si può parlare quindi, di un vero governo di popolo, che si impegna a favorire il benessere del paese. Nel 1823 si comincia a provvedere all_insegnamento del leggere e dello scrivere per far fronte alla grave piaga dell'analfabetismo. Accanto all'istruzione appariranno le figure del medico condotto e dell'allevatrice condotta, e la mortalità infantile che nel 1770 raggiungeva i 50% diminuirà notevolmente. Nel 1840, con un particolare progetto artistico verrà adibito un terreno a cimitero. Nel 1846 si progetta la strada che porta a Battipaglia, poiché si parla della costruzione della linea ferroviaria. Intanto arriva il 1848 che sconvolge l'Europa, e fatte le dovute proporzioni, sconvolge anche Olevano.
La costituzione del Regno di Napoli suscita vasto entusiasmo. Ovunque, aderiscono anche sacerdoti, che in alcuni casi tengono comizi, incitano il popolo alla vendetta, alla violenza, a maltrattare i realisti e quanti si oppongono ai nuovi principi di libertà. Tra essi spicca la figura di don Nicola De Sio, che viene accusato per aver commesso: "Misfatto di lesa maestà, associazione illecita, aver favorito nella sua casa riunioni di dette associazioni illecite con vincolo di segreto, usurpazione di titolo e di funzioni, uso privato della pubblica autorità, incitamento alla guerra civile e istigando all'armamento contro la forza del legittimo governo". Infatti con i sui collaboratori: Pietro Pastorino, Francesco Del Grosso, GianBattista Ferrara e Vincenzo Zecca, dopo aver piantato l'albero della libertà per impiccare i nemici, si fa consegnare le armi dalla Guardia Nazionale e innalza sul municipio la nuova bandiera, dichiarando che il governo e l'oppressione sono finiti, tutti sono liberi, il popolo è sovrano.
Il processo per questi misfatti condanna don Nicola prima a vita, poi la pena viene commutata in 25 anni di carcere. Dopo la proclamazione del Regno d'Italia la nuova amministrazione comunale con a capo don Berniero Nicolino, darà il via alla realizzazione di opere di grande utilità pubblica. Viene costruita la rotabile da Olevano a Battipaglia e realizzato l'acquedotto SS. Filippo e Giacomo. Resta di fatto, che la situazione economica andava di male in peggio. Tra il 1875 e il 1882 la popolazione di Olevano è nella più assoluta miseria, in pratica si soffre la fame. Ci si accontentava del maiale cresciuto con erbe e verdure cercate per le campagne, e di pane di granturco: di soldi nemmeno l'ombra. La salvezza da una situazione così catastrofica venne dall'emigrazione nelle Americhe. Nell'ultimo ventennio del 1800 il dramma degli emigranti era visibile sul porto di Napoli, sulle navi in partenza.
Frattanto, alla morte di don Berniero Nicolino, il conte Ettore Di Gaeta dirigerà il paese per un trentennio, dal 1890 al 1923 e tra i tanti pregi favorisce la realizzazione della centrale idroelettrica che sarà terminata nel 1903. Cosa strana, la centrale servirà i paesi limitrofi mentre Olevano resterà oscurata, ed è solo per una sommossa di popolo si incomincerà ad ovviare nel 1909, grazie ad una breve amministrazione del prof. Carlo Carucci, che provvederà anche ad acquistare i ruderi del famoso Castello, poiché capisce l'importanza che tali resti siano di proprietà del comune. Durante l'amministrazione del Di Gaeta, ritornato in carica, scoppia la grande guerra, a cui Olevano parteciperà col contributo di sangue dei suoi concittadini.