Il fascismo

Dopo la conclusione della I guerra mondiale, in Europa si determinò una crisi economica. In Italia i gravi disagi del dopoguerra provocarono estese agitazioni popolari che culminarono con l'occupazione delle fabbriche e iniziative antidemocratiche.

Va anche detto che nonostante  l'Italia sia uscita vittoriosa dalla grande guerra, mentre gli alleati francesi ed inglesi si appropriavano di un cospicuo bottino coloniale sottratto agli stati vinti, all'Italia non erano toccate nemmeno le briciole.

In questa situazione si inserì  il movimento dei fasci di Mussolini, che sfruttò la debolezza del governo e l'incertezza dei partiti di sinistra, riuscendo a prendere il potere.

Il fascismo si consolidò ben presto grazie alle violenze degli squadristi ed ai cospicui aiuti dei grandi industriali, riuscendo ad imporre un clima di terrore e dando il via a quella dittatura che travaglierà l'Italia nel successivo ventennio. Nel frattempo in Germania va imponendosi il partito nazista di Hitler.

Siamo agli inizi del 1929. La Chiesa, pur senza favorire l'avvento del fascismo cercò un accomodamento col regime. Il concordato concluso con la Chiesa (patti lateranensi) pose fine alle questione romana, secondo cui la Chiesa riconosce il Regno d'Italia sotto la dinastia dei Savoia con Roma capitale, ma ottenendo in cambio alcune grosse concessioni da parte dello Stato; per esempio, veniva riconosciuta la validità civile al matrimonio celebrato in chiesa, e veniva introdotto nelle scuole medie statali l'insegnamento della religione cattolica.

Per  Mussolini il vantaggio fu enorme. Il suo prestigio ne uscì rafforzato e  procurò al suo regime il favore dei cattolici.

Apro una piccola parentesi.  Il socialismo e il fascismo coi loro regimi dittatoriali hanno il vantaggio di poter "imporre" certe regole precise, di far apparire dritto e breve il cammino verso la soluzione dei problemi. Al confronto la strada della democrazia può sembrare lunga e tortuosa. Eppure l'America, che proprio in quegli anni subisce il "grande crack" della Borsa, riesce grazie a Roosevelt, ad elaborare ed attuare un piano di leggi che determinarono una netta inversione di tendenza nell'economia risollevandola dal baratro e restituendole l'opulenza di un tempo senza per questo abbandonare mai la democrazia.
I mezzi usati dalla propaganda fascista per "educare" i giovani furono capillari; anche le strutture della scuola furono adattate a quelle della società. La scuola fascista era classista ed era articolata in tre orientamenti: Per le classi povere era aperta la scuola elementare e per chi doveva essere introdotto in fabbrica come operaio esisteva la scuola di avviamento al lavoro; per i ragazzi della piccola borghesia, destinati a svolgere compiti intermedi esistevano corsi capaci di rilasciare i relativi diplomi; infine e solo per i figli della media ed alta borghesia erano aperti i licei con sbocco alle facoltà universitarie.
E comunque, la scuola,  favoriva le materie letterarie a quelle tecnico-scientifiche. Come si vede, il fascismo, rivoluzionario a parole, nella sostanza era estremamente conservatore.

Nell'ottobre del 1935 il governo fascista evidenzia l'intenzione di conquistare  quel vasto paese africano che è l'Etiopia, per ottenere, come annuncia il duce, "un posto al sole". Non si capisce il vantaggio di tale conquista, basti pensare che l'Etiopia era praticamente priva di ferrovie, elettricità e di strade. Più concreti furono i risultati propagandistici della vittoria che il regime seppe sfruttare.