
Gli angioini
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Questi ultimi promisero alla Chiesa la restituzione di franchigie e privilegi. Allora i motivi che avevano tenuti uniti il clero e gli Olevanesi per combattere gli Svevi crollarono, anzi si accesero inaspettate e turbolenti questioni che dureranno fino all'inizio del 1800, perchè nell'Arcivescovo o meglio nei suoi rappresentanti sempre esosi e dispotici si incomincio' a vedere non piu un benevolo superiore preoccupato del benessere dei propri sudditi, ma l'antico Dominus feudalis, che dimenticando un cinquantennio di lotta voleva che i suoi antichi privilegi e diritti non subissero mutamenti, ingenua pretesa contro il cammino progressivo della storia. Le ambizioni di Carlo d’Angiò sono troppo grandi per le sue possibilità. Egli avrebbe voluto restaurare l’impero latino d’occidente; ciò comporta continue spese per cui inasprisce le popolazioni meridionali con continue tasse. Il malcontento è grandissimo e cova sotto la cenere, basta una scintilla per farlo divampare. Il 31 marzo 1282 a sera, mentre la campana suona il Vespro, un soldato francese offende una giovane sposa, sorge una lite, un grido solo corre sulla bocca di tutti i siciliani: "morte ai francesi". Inizia la guerra del Vespro che travaglierà l’Italia meridionale per un ventennio. Le operazioni guerresche tra Carlo D’Angiò e Pietro III d’Aragona, chiamato dai siciliani, per la conquista della Sicilia e lo sfondamento del Principato di Salerno sono il nucleo fondamentale di questi eventi. I castelli, più che le battaglie combattute altrove o i maneggi politici, determinano l’esito del contrasto. Le loro felici posizioni frenano l’avanzata nemica e l’arrestano. Un ruolo di primo piano in questa lotta lo ha il Castrum Olibani come risulta dalle continue preoccupazioni e dal grande interesse che avranno per esso e per il suo possesso gli Angioini e il Papato favorevole ai francesi, infatti da una di queste lettere si legge "Sarebbe una grave disgrazia per il regno perdere il castello di Olevano.....". Ed è proprio al castello di Olevano che più volte viene richiesto un numero di soldati disposti a dar man forte li’ ove è necessario un rinforzo. Nel 1291 per la liberazione di Pantuliano (l’odierna Castelcivita), l’inviato Nicola Verticillo con una lettera del Re viene ad Olevano per richiedere 30 uomini armati che si uniranno agli altri 160 di Salerno, 20 di Cava, 50 di Nocera, 30 di Sarno. Per gli Angioini. Nel 1292 Pietro Guinsas è mandato a raccogliere quanti più soldati possibili da tutto il principato per unirsi agli altri e uniti andare a Castellabate, ricettacolo di nemici. La spedizione è affidata a Tommaso Sanseverino che a capo di 40 balestrieri venuti da Olevano e 100 da Salerno affronterà il nemico l’8 agosto del 1292. La guerra si fa drammatica e la situazione degli angioini peggiora sempre più; ormai i Siculo-Aragonesi hanno raggiunto Eboli. Carlo II rivolge un appello a tutti gli abitanti dei Comuni vicino Eboli: Olevano, Acerno, Montecorvino, Giffoni, che inviino uomini per la difesa del regno, ma soprattutto si abbi cura che il Castello di Olevano non resti mai abbandonato e che anzi, si provveda a rinforzare le torri grandi e che le stesse mura siano riparate perché ne hanno urgente bisogno. L’appello è accolto e 40 balestrieri partono verso Eboli, ed inoltre grazie alla collaborazione dei cittadini e della felice posizione del Castello di Olevano gli Angioini riescono a resistere all’offensiva nemica. Per cui dopo 20 anni di lotte senza una battaglia decisiva si giunge ad una pace di compromesso firmata nel 1302 a Castelbellotta. Essa stabilisce che la Sicilia vada agli Aragonesi e il regno di Napoli agli Angioini. Con questo trattato termina la guerra del Vespro e con essa iniziò la decadenza dei castelli che di quella guerra sono stati i veri protagonisti. Il Castello di Olevano fu restituito alla Chiesa Salernitana ed affidato all’Arcivescovo Guglielmo di Gondonio. La missione storica del Castello di Olevano è conclusa; incomincia una lenta, ma inesorabile decadenza. La Chiesa Salernitana si preoccupa sempre della stabilità e dell’efficienza del castello, perché esso è il simbolo della feudalità degli olevanesi, nei riguardi dei quali spesso l’Arcivescovo deve combattere per far valere i suoi diritti.
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Nel 1250 la dissenteria liberava
l'Italia da Federico II: spuntava per Olevano l'alba di un
nuovo periodo storico. Ci fu suo figlio Manfredi che cercò di
riorganizzare le forze ghibelline, ma fu sconfitto in una battaglia
campale a Benevento dal principe francese
Carlo d’Angiò, chiamato in Italia da Papa Clemente IV, che verrà
ricompensato con il Regno di Sicilia e dell’Italia meridionale.