La II guerra mondiale

L'invasione tedesca della Polonia nel settembre del 1939 provoca l'intervento in guerra dell'Inghilterra e della Francia. In aprile del 1940 i tedeschi invadono prima la Danimarca e la Norvegia, poi in maggio, il Belgio e l'Olanda. Infine a giugno invadono la Francia costringendola alla resa.

Le "vittorie lampo" germaniche, e soprattutto il crollo francese, crearono nel Duce la convinzione che la guerra stesse per concludersi e che perciò fosse conveniente intervenire per godere dei frutti della vittoria, nonostante le condizioni di assoluta impreparazione in cui si trovavano le nostre forze armate. Ma sempre presuntuoso ed arrogante come quando nel 1934, ricevendo dal gen. Castaldi  un memoriale sullo stato disastroso dell'aviazione italiana, Mussolini provvide a porlo in congedo assoluto, senza stipendio.

Così, il 10 giugno l'Italia scende in guerra a fianco della Germania, attaccando una Francia già prostata e prossima alla resa, perdendo onore e prestigio.  A questo punto, l'Italia allarga l'area delle operazioni militari all'Africa settentrionale e alla Grecia.  Ancora una volta, viene alla luce l'impreparazione  militare italiana e la presunzione degli alti gerarchi del regime che vollero a tutti i costi rivaleggiare con i trionfi dell'alleato tedesco.

Così, l'occupazione della Somalia britannica scatenò la reazione inglese  che determinò il crollo di tutti i nostri possedimenti in Eritrea, in Somalia e perfino in Etiopia conquistata nel 1935-36.

L'attacco italiano alla Grecia, nell'ottobre del 1940, servì, se ancora ve ne fosse bisogno, a rivelare tutte le lacune dell'esercito italiano, che avanzava senza convinzione, con un armamento vecchio e con beghe e rivalità tra i generali. Ma cosa importante, era una un'aggressione moralmente ingiusta ad un piccolo paese, quale la Grecia, che si era dichiarato neutrale.

La classica mentalità fascista, del forte contro il debole, della vittoria semplice e veloce ebbe una sonora batosta. Addirittura la controffensiva greca portò alla perdita di un terzo del territorio albanese. Fu la Germania, nel maggio del 1941,  a raddrizzare le sorti della guerra che l'Italia stava combattendo con esito disastroso.

Dopo un'inutile tentativo di piegare con massicci bombardamenti aerei la resistenza dell'Inghilterra, nel giugno del 1941 Hitler sferra un'offensiva contro la Russia che lo porta fino ai sobborghi di Mosca. A questa campagna partecipava anche un corpo di spedizione italiano, l'ARMIR (Armata Italiana in Russia), voluto da Mussolini per condividere i successi tedeschi.

Per quanto fossero rimasti fuori dal conflitto, gli americani, non nascondevano la loro solidarietà all'Inghilterra e per quei paesi vittime delle aggressioni nazi-fasciste. Pur senza rompere lo stato di neutralità, concedevano aiuti finanziari e rifornimenti militari alle nazioni in guerra con le potenze dell'Asse.

Il 7 dicembre del 1941, passato alla storia come "il giorno d'infamia", l'aviazione  giapponese, senza che fosse dichiarato alcun stato di guerra, bombardò la base navale di Pearl Harbor, mettendo fuori combattimento metà della flotta americana nel Pacifico.

Come conseguenza si ebbe lo stato di guerra tra Giappone da una parte e Stati Uniti e Gran Bretagna dall'altra. E poiché Germania e Italia erano legate al Giappone da un patto di alleanza (patto tripartito) automaticamente le potenze dell'Asse si dichiararono in guerra contro gli Stati Uniti. La guerra da europea ed africana, diventava veramente mondiale.

L'entrata in guerra degli Stati Uniti, insieme alla vittoria dell'armata russa a Stalingrado segnando un capovolgimento delle sorti della guerra in Europa. In Africa l'offensiva nazifascista scatenata da Rommel viene fermata dal maresciallo Montgomery. Ad El Alamein le forze dell'Asse sono sconfitte e le truppe italiane e tedesche furono costrette ad abbandonare l'Africa settentrionale. Dopo gli sbarchi americani in Marocco e Algeria, perdono anche il controllo del Mediterraneo, da dove le truppe alleate poterono, nell'estate del 1943, investire il continente europeo.

Alla fine di luglio del 1943 il Gran Consiglio Fascista destituì e fece arrestare Benito Mussolini, riconosciuto come l'unico responsabile della situazione in cui si trovava l'Italia; il Partito Fascista fu disciolto. La conquista della Sicilia da parte degli alleati e la rafforzata attività aerea contro i centri abitati di tutta l'Italia, demolì completamente la volontà di resistenza del popolo italiano. Il nuovo capo del governo italiano, maresciallo Badoglio assicurava i tedeschi che l'Italia avrebbe continuato a combattere a fianco della Germania, ma contemporaneamente erano avviate le trattative segrete con il Comando Supremo alleato per una pace separata.

L’8 settembre 1943 veniva reso noto l’armistizio con gli alleati firmato dal maresciallo Pietro Badoglio. La popolazione pensò che la guerra fosse finita e invece, dopo la firma dell’armistizio, iniziò una nuova fase bellica e per la popolazione civile italiana fu la rovina: l’esercito si dissolse e il Re con il governo fuggirono a Brindisi.

Lo stato d'animo del popolo italiano, nel 1943, quando gli alleati sbarcarono in Sicilia era ben diverso da quello del 1917, quando, dopo Caporetto, l'intera nazione s'era levata contro gli austriaci e aveva condotto la lotta fino alla vittoria. La Sicilia non aveva fatto una vera difesa; i militari abbassarono le armi senza combattere; la popolazione aveva accolto  inglesi ed americani come liberatori.

E' questo il baratro che divideva il fascismo e Mussolini, non solo dal popolo italiano, ma anche dagli alti gradi militari. Il risultato di un'insana e disastrosa avventura della guerra al seguito di Hitler imposta ad una nazione ripugnante.