La leggenda di San Michele

Versi e musica del Sac. Antonio Pizzuti, parroco di Santa Maria a Corte di Monticelli  dal 1948 al 1964.

Olevano eletto – Fratelli esultanti,
Adulti e fanciulli – le vostre canzon
Al cielo innalzante – con gli Angeli e Santi
Michele lodate – glorioso Patron

Ritornello:
       Tu , Deh ci assisti provvido,
       Gran servo del Signore,
       O condottier degli angeli,
       Il guardo con amore
       Deh , volgi ai tuoi fedeli,
       supplicane dai cieli
       La pace, Tua mercè.

Dei spiriti Santi – degli angeli in cielo
Coduce le schiere – con santo valor
Lucifero affronta – ne vince con zelo
L’orgoglio feroce – l’immane furor.

Da prode campione – con grido possente:
Chi può uguagliarsi – dei secoli al Re
“Innalza Il vessillo – di gloria fuggente;
Del drago l’audacia – calpesta col piè.

Dall’alto del monte – silente dimora
Che storia vetusta – gloriosa rende
Con vigile sguardo – con mano sicura
Protegge i devoti – li guida al gran Re.

Attende alla grotta- le folle osannanti
Che , grate e fedeli – con fervida fè
Da lunghi venute – cuoi cuori gementi,
gli rendono grazie – domandan mercè.

Te, Arcangelo forte – prescelse il Signore
Qual principe eccelso – del Regno Cristian,
Sostieni la Chiesa – nel sommo dolore
Con essa gioisci – nel gaudio sovran.

Michele seguiamo – esempio glorioso
Di invitta fortezza – di sante virtù.
Il demone truce – serpente orgoglioso
del cuore possesso – non prenda mai più.

Si racconta che al tempo della ribellione di alcuni Angeli contro Dio, le due alture di Olevano, monte Castello e monte Aureo, siano state i teatri della fase finale della lotta che segnò la sconfitta degli Angeli ribelli capeggiati da Lucifero.
L'Arcangelo Michele aveva preso dimora in un anfratto, molto simile ad una grotta, piccolo, ed angusto, situato alla sommità della collina che ha oggi il nome di Castello per la presenza dell'omonima costruzione, mentre l'angelo ribelle Lucifero, trovò riparo nella bellissima grotta sulla costa del monte Aureo.
Un giorno il Diavolo volle far visita all'arcangelo Michele per prendersi gioco di lui, e lo canzonò alla vista della spelonca in cui abitava, magnificando la bellezza della stalattiti e stalagmiti della propria, dell'ampio spazio, dell'altezza e dal superbo panorama sulle valli sottostanti che offriva.
Per dare maggiore credibilità alle sue parole, sfidò l'Arcangelo Michele a visitare la sua casa per farlo rendere di persona della veridicità delle sue parole.
L'Arcangelo accettò l'invito e visitò la grotta di Lucifero.
Dopo una attenta visione dovette convenire che era di gran lunga superiore alla propria dimora e pregò Lucifero che gli facesse provare a sedersi sul suo trono.
A questo punto, Lucifero, accecato dall'orgoglio acconsentì e l'arcangelo si accomodò sul suo trono.
Una volta insediatosi disse a Lucifero che non l'avrebbe più abbandonato il che ovviamente provocò l'ira del diavolo.
Spade alla mano si batterono in un accanito duello, ma fu il diavolo ad avere la peggio.

Infatti, lentamente ma inesorabilmente sospinto finì per rotolare giù dalla china fino a fermarsi sopra un duro e compatto macigno.
Qui poté riflettere sulle sue disgrazie e rendersi conto di essere stato battuto al suo stesso gioco.
Colto da una profonda amarezza con enorme sdegno sferrò col suo zoccolo tondo e ferreo un duro calcio alla roccia su cui era seduto.

L'orma del diavolo restò impressa nella pietra ed è ancora oggi possibile vederla in quel posto che viene comunemente chiamato zampa del diavolo.
 Ogni passante che si accinge a scalare la montagna per ascendere alla grotta del Santo, per non incorrere nelle ire furiose del demonio imbestialito per la sua imbecillità, rispetta la tradizione di raccogliere tre sassolini e deporli nella buca.
Ma il calcio sferrato alla roccia provocò al malcapitato Lucifero altre disgrazie.
Infatti l'azione stessa e la forza impegnata per sferrare il colpo alla roccia, gli fece perdere l'equilibrio e rotolò da quel punto fin nelle acque del Tusciano.
Lungo il tratto attraversato dal diavolo ogni vegetazione scomparve per sempre e restò evidente la nuda roccia ed un pauroso precipizio che in linea retta e posizione obliqua dal sentiero che conduce alla grotta cade nel letto del fiume ed è chiamato scivolatoio del diavolo.
Così l'arcangelo Michele umiliò il diavolo, lo mise ai suoi piedi e glorificò Iddio, con una frase che è ancora oggi si può leggere sulla statua del santo: QUIS UT DEUS.