
Festeggiamenti in onore di S.Michele
Il gioco della bandiera

La festa in onore di S. Michele, l'8 maggio, secondo una tradizione popolare, vicino alla realtà
storica, ricorda al popolo olevanese le glorie di una remota vittoria riportata sulle
bande
dei pirati Saraceni e barbareschi che infestavano il Mediterraneo.
Il popolo stanco dei
continui attacchi e rappresaglie insorse armato con arnesi rudimentali.
Chiamato
a raccolta dal suono di pifferi e tamburi e dallo sventolio
della bandiera, scacciò il nemico fino al mare.
Ancora oggi, con note di folklore popolare, la processione del santo che
partendo da Monticelli, attraversa le frazioni di Ariano e Salitto, è preceduta da pifferi, tamburi e bandiera.
In passato accompagnavano la processione anche persone munite da
un'arma da fuoco a canna mozza. Tale arma, molto diffusa nell'800,
veniva usata dai briganti dell’epoca e
chiamata comunemente "pistone". Veniva azionata di tanto in
tanto nella lunga ascesa fino alla grotta, i cui caratteristici colpi sono assordanti e
detronizzanti.
Durante il tragitto, fermandosi in punti prestabiliti,
si dà inizio a un rullar
frenetico dei tamburi, misto al fischiettare dei pifferi, nonché lo
sbandierar della bandiera, maneggiata ad arte, in segno di allegria
e di festa.
Sono gli ultimi simboli di una gloria antica e immortale.
La cenda
La cenda, o meglio, la candelora
è una rudimentale struttura di legno a forma di barca, a
cui sono strettamente legate moltissime candele e
fiori, che in origine erano gigli.
Essa deriva
dall'offerta della cera.
Le cende vengono
realizzate da famiglie particolarmente devote.
Le prime cende
dedicate a S.Michele, durante il periodo della guerra,
partivano da Porta di Ferro, in località Spineta nel
comune di Battipaglia. Ad allestirle, pare, furono i
Consalvo, una famiglia proprietaria di un'azienda
agricola che avendo molti operai di Olevano si associava
alla creazione di ciò.
Nel periodo bellico erano sette, e venivano portate quasi tutte da
fuori paese.
Ad Olevano veniva realizzata ad Ariano, e rappresentavano la
richiesta di grazia affinché il Santo Protettore
facesse tornare i concittadini, dalla guerra, sani e
salvi.
La processione
San Michele si festeggia l'8 maggio e il 29 settembre, periodi di
transumanza delle greggi dai pascoli montani a quelli di
pianura, e viceversa.
Quello di San
Michele Arcangelo è un culto introdotto dai Bizantini
durante i primi secoli del cristianesimo, adottato poi dalle
genti longobarde.
Il Primo maggio inizia la novena di San
Michele, mentre la processione dell'8 maggio costituisce il culmine
della festa e viene fatto il pellegrinaggio di penitenza: non v'è olevanese, residente o rientrato da
fuori per l'occasione, che non partecipi o non assista alla
processione di San Michele Arcangelo ad Olevano.
Tra i vecchi "giocolieri" compaiono i nomi di
Giovanni Cirigliano (1868-1949) e di Alberto Cicatelli
(1911) che sorretti da una forte fede per anni hanno
rinnovato "l'arte dello sbandieratore".
Come abbiamo visto,
ad aprire la processione è lo sbandieratore affiancato da
pifferi a tamburi.
Quindi la statua del Santo Patrono, San Michele, portata a spalla
dai fedeli che si contendono il privilegio, le Pie Donne e i devoti
con il tipico abito rosso con cappuccio bianco e mantellina con
ricamato la confraternita di appartenenza.
Segue il clero, capeggiato dal Parroco, seguito
dalle Autorità civili e militari del paese e dalla Banda musicale
che esegue marce sinfoniche e musica sacra. Una marea di
fedeli chiude la processione.
Giunti a Cannabosto, in
un largo spiazzo, viene officiata l'ultima Santa Messa ed a
seguire, imponenti fuochi pirotecnici.
Per quanto
riguarda la componente popolare, elemento fondamentale ed
imprescindibile, è da sottolineare che esso è ben presente,
anche se, nei tempi più antichi, tra i processionisti non
mancavano le autentiche devozioni popolari, e le pie donne che anche scalze
precedevano, in un lungo e affascinante serpentone, la
venerata statua di San Michele nel lungo cammino verso la
grotta.
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