Festeggiamenti in onore di S.Michele

Il gioco della bandiera

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Archivio storico: lo sbandieratore Alberto Cicatelli

La festa in onore di S. Michele, l'8 maggio, secondo una tradizione popolare, vicino alla realtà storica, ricorda al popolo olevanese le glorie di una remota vittoria riportata sulle bande dei pirati Saraceni e barbareschi che infestavano il Mediterraneo.
Il popolo stanco dei continui attacchi e  rappresaglie insorse armato con arnesi rudimentali.
Chiamato a raccolta dal suono di pifferi e tamburi e dallo sventolio della bandiera, scacciò il nemico fino al mare.
Ancora oggi, con note di folklore popolare, la processione del santo che partendo da Monticelli, attraversa le frazioni di Ariano e Salitto,  è preceduta da pifferi, tamburi e bandiera.
In passato accompagnavano la processione anche persone munite da un'arma da fuoco a canna mozza. Tale arma,  molto diffusa nell'800, veniva usata dai briganti dell’epoca e chiamata comunemente "pistone". Veniva azionata di tanto in tanto nella lunga ascesa fino alla grotta, i cui caratteristici colpi  sono assordanti e detronizzanti.   

Durante il tragitto, fermandosi in punti prestabiliti, si dà inizio a un rullar frenetico dei tamburi, misto al fischiettare dei pifferi, nonché lo sbandierar della bandiera, maneggiata ad arte, in segno di allegria e di festa.
Sono gli ultimi simboli di una gloria antica e immortale.

 

La cenda

la cendaLa cenda, o meglio, la candelora è una rudimentale struttura di legno a forma di barca, a cui sono strettamente legate moltissime candele e fiori, che in origine erano gigli.
Essa deriva dall'offerta della cera.
Le cende vengono realizzate da famiglie particolarmente devote.
Le prime cende dedicate a S.Michele, durante il periodo della guerra, partivano da Porta di Ferro, in località Spineta nel comune di Battipaglia. Ad allestirle, pare, furono i  Consalvo, una famiglia proprietaria di un'azienda agricola che avendo molti operai di Olevano si associava alla creazione di ciò.
Nel periodo bellico erano sette, e venivano portate quasi tutte da fuori paese.
Ad Olevano veniva realizzata ad Ariano, e rappresentavano la richiesta di grazia affinché il Santo Protettore  facesse tornare i concittadini, dalla guerra, sani e salvi.
 

La processione

le tuscianineSan Michele si festeggia l'8 maggio e il 29 settembre, periodi di transumanza delle greggi dai pascoli montani a quelli di pianura, e viceversa.
Quello di San Michele Arcangelo è un culto introdotto dai Bizantini durante i primi secoli del cristianesimo, adottato poi dalle genti longobarde.
Il Primo maggio inizia la novena di San Michele, mentre la processione dell'8 maggio costituisce il culmine della festa e viene fatto il pellegrinaggio di penitenza: non v'è olevanese, residente o rientrato da fuori per l'occasione, che non partecipi o non assista alla processione di San Michele Arcangelo ad Olevano.
 Tra i vecchi "giocolieri" compaiono i nomi di Giovanni Cirigliano (1868-1949) e di Alberto Cicatelli (1911) che sorretti da una forte fede per anni hanno rinnovato "l'arte dello sbandieratore".

Come abbiamo visto, ad aprire la processione è lo sbandieratore affiancato da pifferi a tamburi. Quindi la statua del Santo Patrono, San Michele, portata a spalla dai fedeli che si contendono il privilegio, le Pie Donne e i devoti con il tipico abito rosso con cappuccio bianco e mantellina con ricamato la confraternita di appartenenza. 
località CannabostoSegue il clero, capeggiato dal Parroco, seguito dalle Autorità civili e militari del paese e dalla Banda musicale che esegue marce sinfoniche e musica sacra. Una marea di fedeli chiude la processione.
Giunti a Cannabosto, in un largo spiazzo, viene officiata l'ultima Santa Messa ed a seguire, imponenti fuochi pirotecnici.
Per quanto riguarda  la componente popolare, elemento fondamentale ed imprescindibile, è da sottolineare che esso è ben presente, anche se, nei tempi più antichi, tra i processionisti non mancavano le autentiche  devozioni popolari, e le pie donne che anche scalze precedevano, in un lungo e affascinante serpentone, la venerata statua di San Michele nel lungo cammino verso la grotta.