Culto micaelico

San Michele è uno dei tre arcangeli insieme a Gabriele e Raffaele. La sua adorazione è già presente nella cultura ebraica, ed egli è nominato per tre volte nell’Antico Testamento, soprattutto nel libro di Daniele, in cui appare come il protettore mandato da Dio sul popolo eletto, come illustra il passo seguente:

 << In quel tempo si leverà Michele, il grande principe che sta a guardia dei figli del tuo popolo. Sarà un tempo di angoscia che mai c’è stato da quando ci fu un popolo fino a quel momento. In quel momento il tuo popolo sarà salvato, ognuno che si troverà scritto nel libro.[…]>> (Dn 12,1)
In ebraico Michele si traduce Mi-Ka-El, detto in latino “Quis ut Deus?”, ossia “Chi come Dio?”, divenuto poi il suo stesso grido di battaglia. Infatti San Michele è il principe degli angeli, il bello, il guerriero, il portavoce e l’ausiliare di Dio, che guida le armate celesti contro Satana ed i suoi angeli caduti. Ciò è spiegato nella descrizione della battaglia dell’Apocalisse:

“E vi fu guerra in cielo: Michele con i suoi angeli ingaggiò battaglia con il dragone; e questo combatté insieme ai suoi angeli; ma non prevalsero: il loro posto non si trovò più nel cielo. Fu infatti scacciato il grande dragone, il serpente antico, quello che è chiamato diavolo e Satana; colui che inganna tutta la terra fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.
Udii allora nel cielo una gran voce che diceva:

Ora si è attuata la salvezza,
la potenza e la regalità del nostro Dio
e il potere del suo Cristo,
poiché è stato scacciato
l’accusatore dei nostri fedeli,
colui che giorno e notte
li accusava davanti al nostro Dio.
Ma essi lo hanno vinto
mediante il sangue dell’Agnello
e per la parola da loro testimoniata;
non amando la loro vita
fino alla morte!
Per questo rallegratevi, o cieli,
e voi che in essi dimorate.
Guai alla terra e al mare,
chè il diavolo a voi è disceso:
un’ira veemente ha nel cuore,
perché sa che breve è il suo tempo>>.” (Ap 12, 7-12)

Il centro maggiore del culto micaelico è divenuto poi l’Oriente. Per via del suo lato di guerriero, in molte icone San Michele è raffigurato con la spada o la lancia. Ma nell’ordinamento celeste diversi sono i compiti che il principe degli angeli assume. Egli è infatti il Caronte del Paradiso ed a lui si fa un’invocazione nell’offertorio della messa dei defunti: “Signore Gesù Cristo, libera le anime dei fedeli defunti dalle pene dell’Inferno! San Michele, che porta i tuoi santi segni, le conduca alla luce santa che promettesti ad Abramo e alla sua discendenza”.

Dalla sua figura di pesatore delle anime, nasce la sua icona con la bilancia.

San Michele è considerato anche operatore di miracoli e guarigioni. Per via di questo appellativo, egli è protettore di farmacisti e radiologi.

Grazie alla figura di pesatore di anime è custode di giudici, fabbricatori di bilance, doratori, commercianti, mentre vanno sotto la protezione del principe guerriero i maestri di scherma ed i poliziotti ed i paracadutisti di Francia ed Italia.

I giorni della sua celebrazione sono il 29 Settembre, quando si festeggiano anche gli arcangeli Raffaele e Gabriele, e l’8 Maggio, giorno istituito da Papa Pio V, quando l’Arcangelo è apparso nel santuario di San Michele Arcangelo in Gargano, dove risiede la Congregazione di San Michele Arcangelo.
Le due date confermano il carattere agrario e il valore ciclico del culto che fa coincidere le festività con il momento iniziale e quello finale dei lavori agricoli, semina e mietitura quindi con i cicli di Autunno e Primavera. Questi periodi coincidono anche con quelli della transumanza.

Molte personalità manifestarono grande devozione per l’Arcangelo, come Padre Pio. Molti regnanti e molti popoli hanno fatto di questo Santo il loro protettore. Fra tutti però, eccelle la sua influenza sul popolo longobardo. I barbari provenienti dal nord, evangelizzati da Papa Gregorio Magno, influenzati però dall’eresia di Ario, ci misero ben poco ad identificare il loro popolo bellico con l’angelo guerriero. Così propagarono il suo culto presso i popoli sottomessi, specialmente in Italia. Soprattutto nell’Italia del Sud, da sempre culla di storie e tradizioni popolari, l’immagine di un angelo vicino al popolo, che combatteva contro il diavolo, argomento di possibili leggende, fu ben accetta.

Comunque il culto delle acque miracolose sembra legato all'immagine di San Michele fin dalla sua origine orientale, questo elemento acquatico è presente nei miracoli dell'Arcangelo. Gli elementi naturali, il bosco, le fonti, le grotte, suggerivano agli antichi la presenza di oracoli sacri; il culto di San Michele si configura come culto naturale, legato ad alcune situazioni ambientali precise: il monte, con luoghi elevati in genere, l'acqua, e ancora di più, la profondità delle grotte che entrano nelle viscere della terra e che contribuiscono così, con gli altri due elementi, a fare di San Michele il dominatore delle forze naturali, dell'acqua che stilla dalla roccia e del terremoto che spacca la terra.

Ben presto San Michele divenne protettore di varie località meridionali, che edificarono in suo onore santuari. Ne sono esempio Città di Monte Sant’Angelo in Puglia, la grotta dell’Angelo di Sant’Angelo a  Fasanella, la Grotta dell’Angelo a  Pertosa, la Grotta di San Michele a Campagna, San Michele a Carpineto, San Michele a Calvanico, la Grotta di San Michele a Valva, Sala Consilina nel salernitano… In questo folto elenco brilla la Grotta dell’Angelo di Olevano sul Tusciano, che si è da sempre contraddistinta per le sue particolarità, in primis l’antico insediamento dei monaci basiliani e poi benedettini nonché l’importanza dal punto di vista artistico, teologico, architettonico, strutturale, storico ed infine speleologico.