Alla grotta di San Michele Arcangelo

Le mete più ambite sono incastonate nelle pendici del monte Raione o Montedoro.

I più bei posti che possono essere visitati, possono essere raggiunti tramite una strada in terra battuta cementata in alcuni punti, stretta, percorribile anche in auto, ma il vero naturalista la percorre a piedi, essendo l'unico modo per rendersi conto della splendida flora che ci circonda.Dalle coltivazioni arboree tipiche del luogo: olivo, nocciolo, noce, si passerà al carpino bianco e quello nero man mano che la pendenza della salita aumenta, ed ancora si nota l'orniello, l'acero campestre ed il castagno, associati ad arbusti di olmo, ontano nero e napoletano ed al siliquastro detto anche albero di Giuda.

La prima meta è il raggiungimento di un antico convento ristrutturato chiamato "la cella". Nei pressi di questa costruzione, la strada non è più percorribile con l'auto: si restringe e diventa mulattiera, abbastanza ripida, fino all'ingresso della grotta. Adesso si nota a gruppetti una pianta molto particolare: il pungitopo. Esso non supera i 60 cm. di altezza ma la tradizione lo vuole presente nelle nostre case nel periodo natalizio insieme al vischio e all'agrifoglio.


Monte Castello


Ripa del Pappalondo
Sedendosi per una pausa, può capitare che a meno di 100 metri un gheppio appollaiato su un albero isolato ci guardi incuriosito e per nulla intimorito della presenza umana. Si è completamente circondati dall'ambiente naturale. Verso il mare c'è la gariga, forma degradata della macchia mediterranea.
Pochi sono gli arbusti, mirto e lentisco, molte le erbe basse, soprattutto cisto, erica multiflora e l'aromatica ruta. Molti i fiori, come la speronella e margheritine.
Alle spalle verso la cima del monte, una pineta di pino d'Aleppo, mentre a valle invece c'è l'olivastro, il leccio, il terebinto.


Fiori di Speronella
Da quassù il paesaggio è suggestivo. Non è insolito che gruppi di corvi imperiali volteggino sulle teste dei visitatori, che posano l'occhio sulla vallata del Tusciano, dalla pianura di Battipaglia in su fino all'acqua buona. Proprio difronte si vede lo splendido castello e le fulgenti e scoscese ripe del Pappalondo. Tra i due serpeggia la strada che dalla località Cannabosto porta al Parco S.Michele e poi da una strada diversa alla grotta.
Basta poco per raggiungere la prima dei tre ordini di mura dell'antico villaggio fortificato longobardo Castrum Olibani per poi raggiungere il castello vero e proprio al centro dei bastioni rocciosi. Si ammirano da questo punto tutti i 1200 metri di monte Raione. S'individueranno sulla parete rocciosa sul lato opposto della valle le imboccature della grotta dell'Angelo e le aperture della grotta di Nardantuono.
Ruderi del castello
E' tempo di spalancare i portali e di entrare nella grotta di San Michele ed illuminare le meraviglie artistiche, religiose e naturalistiche che vi si trovano. Si rimarrà stupefatti ed increduli di fronte alle pareti istoriate con affreschi.
Anche la più meticolosa ed esauriente spiegazione è del tutto inadeguata alla conoscenza diretta dei dipinti.

Particolare Grotta di San Michele
L'antro conserva tutte le attrattive caratteristiche delle grotte: splendidi stalattiti e stalagmiti, composizioni di alabastro ed angoli, dove la fantasia individuale si diverte a dar forma ed immagini più o meno bizzarre. Dirigendosi sulla destra si può accedere all'antro della grotta di Nardantuono, attraverso un cunicolo in cui bisogna procedere abbassandosi.
A chi soffre di claustrofobia lo spettacolo è vietato ma basti sapere che questo angolo di paradiso è chiamato sala delle meraviglie.

Si torna a valle seguendo l'altra strada che porta prima al ponte dell'Angelo e segue, attraversando Cannabosto, verso la frazione più alta di Olevano: Salitto.