Il brigantaggio post-unitario

 
Approfondimenti
Gaetano Manzo
    Antonino Maratea

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Ebbri di briganti

Brigant' s' mor'

Amme pusate chitarre e tammure
pecchè sta musica s'ha da cagnà
simme brigant' e facimme paura
e ca sch'uppetta vulimme cantà

E mo cantam' 'sta nova canzone
tutta la gente se l'ha da 'mparà
nun ce ne fott' do' re burbone
a terra è a nosta e nun s'ha da tuccà

Tutt' e païse da bas'l'cat'
se so' scetat' e mo stann' a luttà
pure a calabbria mo s' è arravutat'
e 'stu nemic' o facimm' tremmà

Chi ha vist' o lupo e s' è mise paur'
nun sape büon qual' è 'a ver'tà
o ver' lup' ca magn' e creatur'
è o piemuntese c'avimm' 'a caccià

Femm'na bell' ca dat' lu cor'
se 'stu brigant' u vulit' salvà
nun c' cercat' scurdat'v' o nome
chi ce fa a guerra nun tien' a pietà

'Omm' s' nasc' brigant' s' mor'
ma fin' all'utm' avimm' a sparà
e se murim' menat' nu fior'
e 'na bestemmia pe' 'sta libertà.

 

Banda Ciardullo

Dopo che Garibaldi ebbe unificato l'Italia sotto il dominio sabaudo, le misere condizioni in cui versavano i contadini assillati da continue tasse, privati anche di quei pochi diritti che il regime borbonico non aveva loro negato, si inasprirono ancora. 

L'opposizione contro le amministrazioni comunali, nasceva dal fatto che queste erano costituite dall'alta borghesia che si era impadronita del patrimonio demaniale. Quella delle terre demaniali fu la vera molla che fece scattare la ribellione delle popolazioni, poiché su queste terre i contadini, fino ad allora avevano tratto il necessario per vivere. Era loro permesso infatti di raccogliere gratuitamente la legna, i prodotti spontanei ed anche mettere a coltura piccoli appezzamenti. 

Alla povera gente, non restò che mettere in atto una serie di azioni contro municipi e contro le case dei gentiluomini, contro i simboli piemontesi e contro tutto ciò che aveva determinato il cambiamento.

I briganti furono contadini, braccianti, pastori che si sentirono defraudati. Gente che non accettò la sopraffazione e si ribellò alle ingiustizie ed ai soprusi dei potenti. Dichiarati rei per aver cercato una vendetta o per aver eluso l'arruolamento nell'esercito piemontese che poteva esser prolungato per anni ed anni. Rei per essere stati costretti a sparare contro i Reali Carabinieri rendendo così irrevocabile il loro stato di banditi. Fra di essi anche soldati e uomini d'onore, che si sono rifiutati di prestare giuramento di fedeltà ai Savoia in quanto già hanno giurato per i borboni. Queste bande di fuorilegge erano piccoli gruppi con un capo, che si imponeva per prestigio personale o per ferocia, con sede stabile sui monti. Vestivano di panno nero, cappelli a larghe tese e mantelli di lana. Per eludere  i rastrellamenti dell'esercito, si spostavano continuamente e al buio, erano costretti a notti all'addiaccio, veglie, fame e lunghe marce forzate. La loro tattica era la guerriglia che prevedeva la ritirata. E se c'era un rovescio abbandonavano sul terreno l'equipaggiamento pesante per avere maggiore scioltezza nella fuga. I feriti venivano raccolti e per evitare delazioni, quelli più gravi e intrasportabili venivano uccisi e poi bruciati per renderli irriconoscibili. E difficile seguire le tracce di queste persone, poiché le loro strade spesso s'intrecciano e troviamo i loro nomi a moltissima distanza dalla loro zona abituale.
I contadini del sud appoggiavano e proteggevano i briganti, che erano ritenuti audaci nel vendicare i torti subiti contro lo Stato dei signori e galantuomini. Antonio di Nardo, Gaetano Manzo, Antonino Maratea, Alfonso Carbone, Fra' Diavolo...... restano di fatto figure mistiche e nomi ancora oggi osannati. Il mito del brigante-patriota che si oppone ai soprusi dei signorotti locali e poi all'invasione francese.