Curtis di Santa Maria a Corte

 

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Il nome Santa Maria a Corte della “Curtis” indica che essa era la chiesa dell'arcivescovo feudatario, ed era annessa al palazzo arcivescovile,  luogo in cui si gestivano i territori della Mensa Arcivescovile di Salerno.
Essa si presenta con un recinto fortificato nel quale si scorgono ancora i resti di una chiesa risalente al IX secolo che era, in antico, affiancata al palazzo dell’Arcivescovo e di un’altra cappella costruita nell’XI secolo.

 A quest’ultima si aveva accesso dall’esterno della fortificazione infatti era frequentata dai contadini che risiedevano nel villaggio sorto intorno alla curtis. La prima chiesa, invece, costituiva la cappella privata dell’Arcivescovo a cui si accedeva direttamente dal palazzo.
Questa chiesetta si presenta con una sola navata con tre cappelloni. Nell'abside centrale ancora oggi si nota un'immagine dell'Assunta dipinta in pariete. Le strutture esterne sono costituite da un paramento in “opus reticulatum”(opera reticolata romana) che non ha alcuna funzione statica, bensì solo ornamentale.
Della chiesa plebana (frequentata dal popolo) rimane l’abside semicircolare estradossata ed una parete laterale dove è dipinta a fresco una "Crocifissione" per buona parte ancora visibile.
Questo complesso medievale insiste sui resti di una villa rustica databile dal III secolo d.C. ed utilizza, in alcuni tratti, l’elevato di epoca romana.
Risalenti ad età classica sono i resti di una torre e l’ingresso della villa rustica, murato nel periodo medievale. 
In tutte le visite pastorali è oggetto di relazione ed è sempre ben localizzata.
Nelle curtis restavano inalterate le strutture economiche della villa romana, mirati all'autosufficienza, ma pur avendo una rendita piuttosto consistente, intorno alla prima metà del 1500, essa comincia a deperire ed è quasi del tutto abbandonata. A nulla valgono le esortazioni del vescovo ai parroci ad averne cura e a tenerla ben chiusa e custodita. Essendo distante un miglio dal borgo di Monticelli ed un miglio e mezzo da Ariano, le si preferisce la chieda di S.Regina "in casali Monticelli.

Viene abbandonata definitivamente nel 1593 e pur conservando il titolo di parrocchia, in realtà tutto ciò che serviva per le funzioni liturgiche compresi i mobili, sono trasferiti nella chiesa di S.Regina , ciò per maggiore comodità dei fedeli.
Gli altari laterali, poiché indecenti verranno rimossi, come stabilito dalle Visite precedenti, e l'opera di demolizione porterà alla scoperta delle tombe delle famiglie Albinenti, Iacuzio e De Melillo.

Cosi infatti nel 1985 venne recuperato un sarcofago in pietra del periodo tardo antico.  Esso era stato già violato e riutilizzato come abbeveratoio. Il comune, non avendo la possibilità di ospitare questo monolito l'affidò provvisoriamente alla Pretura di Montecorvino Rovella che a tutt'oggi lo ospita nei suoi locali.