La Cella di San Vincenzo

Lungo il cammino che conduce alla grotta dell'Angelo e di Nardantuono, a mezza costa del monte Raione, si ammira la dimora dell'eremita custode della grotta.

E’ un piccolo monastero dipendente dall’Abbazia di San Vincenzo al Volturno ubicato lungo la strada che porta alla Grotta di S. Michele.

Galleria fotografica

E’ citato per la prima volta in un documento dell’819 emanato ad Aquisgrana con il quale l’imperatore Ludovico I dona al monastero volturnense la “Cellam Sanctii Vincentii” nei pressi del fiume Tusciano. Nell'anno 1000 costituendosi il feudo ecclesiastico di Olevano, tale convento diventa indipendente.

La “Cella” è inoltre annoverata tra le tappe dell’ “Itinerarium” di un certo monaco Bernardo che, intorno all’870 di ritorno dalla Terra Santa, si recò in visita alla Grotta dell’Angelo di Olevano e alla Cella di S. Vincenzo.


Cella S.Vincenzo

Le genti locali la indicano con il termine "Cella",
ripetendo ancor oggi la dizione
del Chronicon Vulturnense:
... in fluvio tusciano locum qui dicitur
cella sancti vincenti..

Nel 20008 l'edificio è stato completamente ristrutturato: una chiesetta rettangolare coperta da volta a vela e decorata da stucchi di cui oggi si notano solo poche tracce; i vani di servizio a pian terreno: le stalle, i magazzini, la dispensa, una cucina; al primo piano le cellette dei monaci.

L’ubicazione della cella è strategica, sita sulla strada che conduce alla Grotta dell’Angelo e al centro di vasti appezzamenti di terreno di proprietà dell’Abbazia di San Vincenzo.
Il piccolo monastero assolveva anche ad una funzione difensiva, in quanto i monaci dovevano guardarsi da frequenti attacchi esterni perciò le strutture erano adeguate a tale scopo.

Non è escluso che all’interno della comunità monastica, vi fossero anche alcuni laici che ivi risiedevano con le loro famiglie e che si occupavano delle faccende domestiche, della coltivazione dei campi e dell’allevamento del bestiame.