La Flora

Il lentisco

Il lentisco è un basso arbusto molto comune, ed è
certamente la pianta legnosa sempreverde più
caratteristica di tutti i litorali disboscati e rocciosi
e anzi, la sua presenza, è sicuramente segno dei
massicci disboscamenti di areali precedentemente
occupati da olivastri e carrubi.
Si riconosce facilmente dal fogliame coriaceo, lucido, con foglie profondamente intagliate disposte come le barbe di una penna, i fiori sono gialli e poco appariscenti e i frutti, in forma di granelli rossastri contenenti una piccola mandorla, venivano utilizzati in epoca romana per aromatizzare le carni; le foglie, invece, trovavano il loro utilizzo nella colorazione delle stoffe.
Non si discosta mai troppo dal litorale marino, domina anzi le zone collinari e tutte le lande ventose, assolate lungo tutte le coste più meridionali della Penisola e delle isole.
Gli ambienti litoranei dove domina il lentisco sono fra i
più caratteristici e suggestivi del Sud.

Il Leccio

Il leccio è il principale protagonista del paesaggio vegetale spontaneo dell'Italia meridionale ed è un tipico elemento della macchia mediterranea.
E' una magnifica quercia sempreverde con fogliame di colore verde scuro, che si presenta con un tronco possente, una imponente architettura di rami densamente frondosi e può raggiungere i 27 metri di altezza.
Le antichissime foreste litoranee e delle prime alture pre-appenniniche erano costituite da grandi lecci, che raggiungevano talora  dimensioni gigantesche; così come gran parte delle foreste dell'occidente mediterraneo europeo. Ritornano spesso negli scrittori classici notizie e riferimenti alle antiche foreste sempreverdi, cupe e selvagge, che dominavano gran parte del litorale e delle alture della Campania, del Lazio e della Toscana.
Non poche città italiche venne fondate là dove esistevano grandi piante di leccio, quasi per auspicarne la fortuna e la prosperità. E' anche molto comune oggi nei parchi e giardini italiani e in passato è stato utilizzato nei giardini rinascimentali, mediante accurate potature, per realizzare filari ordinati a figure regolari.


 

L'olivastro

A tutti è ben noto che l'olivo viene
considerato l'albero simbolico della regione mediterranea; la sua coltivazione ha seguito l'espansione delle antiche civiltà fenicia, ellenica e romana. L'olivastro pare si possa considerare la stirpe selvatica dell'olivo domestico ed è capace di costruire autentiche selve di olivi in vasti tratti della regione mediterranea appartenenti al clima più caldo ed arido.
Convergono verso l'olivastro anche forme inselvatichite dell'olivo coltivato tanto che è difficile appurare i veri limiti specifici dell'olivastro nei confronti dell'olivo domestico.
L'olivastro si presenta ispido, con fogliame più piccolo, con rametti terminali quasi spinescenti, frutti assai modesti.
Forse i più antichi alberi di olivo sono quelli della Calabria, dell'Etna, del Salento, della costa orientale sarda, luoghi che rientrano tutti nel paesaggio potenziale dell'olivastro e del carrubo.

 

Il pino d'Aleppo

Il pino d'Aleppo, è un'altra pianta arborea
sempreverde che gravita prevalentemente presso la zona dell'olivastro e del carrubo. E' una conifera molto caratteristica e ben riconoscibile tra tutti gli altri pini soprattutto per il portamento: il tronco non si erge diritto e regolare, ma si attorce spesso in modo bizzarro, specialmente quando cresce sulle pendici dirupanti, dei litoranei; di conseguenza anche la chioma è più irregolare.
Essendo stato molto utilizzato e propagato dai selvicoltori, non può indicare sempre con la sua presenza il singolare paesaggio di cui ci stiamo occupando; è stato adattato infatti ad ambienti che hanno soltanto carattere genericamente mediterraneo.
Ma vi sono ancora boschi nei quali è ancora molto
verosimile che il pino d'Aleppo sia originario: tali
ad esempio quelli del Gargano dove questa specie
manifesta il suo massimo vigore.
Il pino d'Aleppo occupa una vasta area ai piedi del castello longobardo.